Basta scorrere la bacheca social di Fratelli d’Italia per imbattersi nell’ultimo trofeo della guerra culturale quotidiana: una clip di un minuto estratta da Dritto e Rovescio, il talk show di Rete 4. Al centro dello scontro ci sono Daniele Capezzone, direttore editoriale di Libero (indicato in sovrimpressione come direttore de Il Tempo), e Lorenzo Pacini, giovane esponente milanese del Partito Democratico. Il tema è quello degli scontri di piazza legati alle recenti manifestazioni pro-Palestina. Capezzone attacca a testa bassa accusando la sinistra di non solidarizzare con i poliziotti aggrediti, i commercianti “massacrati” e i “commessi che perdono il lavoro”.
Pacini abbocca all’amo dell’iperbole e, per smentire l’idea che dei commessi siano stati licenziati a causa dei cortei, si lascia scappare la frase perfetta per i social media manager avversari: «Nessun lavoratore ha perso il lavoro per colpa delle vetrine. Anzi, è stato dato lavoro ai vetrai, se proprio la vogliamo mettere così».
Capezzone spalanca gli occhi, ringrazia sentitamente per il regalo televisivo e aizza l’applauso dello studio; poche ore dopo il video viene impacchettato con la scritta cubitale “DELIRIO PD” su sfondo giallo e dato in pasto ai social.
L’arte del cherry-picking e il trucco dell’esagerazione preventiva
Se raccontassimo questa scena a un amico davanti a un caffè, il meccanismo apparirebbe subito per quello che è: una trappola retorica ben tesa in cui l’interlocutore cade con tutte le scarpe. Da un lato c’è chi usa una tecnica vecchia quanto i talk show, ovvero buttare nel calderone un’affermazione non documentata (“commessi che perdono il lavoro”) mescolandola a fatti reali (gli agenti feriti e i danni materiali ai negozi). Lo scopo non è analizzare i costi dell’ordine pubblico, ma costringere l’avversario sulla difensiva.
Dall’altro lato c’è l’errore di chi, per smontare la singola esagerazione sui licenziamenti (“portami i dati, non le parole”, insiste Pacini), ricorre a una provocazione sarcastica talmente goffa da sembrare un’apologia del vandalismo. Chi confeziona il post social fa il resto: isola i dieci secondi della battuta sui vetrai, cancella la premessa sui presunti licenziamenti e trasforma una frase infelice detta a caldo nella linea economica ufficiale del principale partito d’opposizione.
Perché rompere una vetrina non ha mai arricchito nessuno (lo sappiamo dal 1850)
Messa da parte la tifoseria da studio televisivo, la frase sui vetrai merita di essere presa sul serio almeno per un istante, perché tocca il più celebre paradosso della storia del pensiero economico. Nel 1850 l’economista francese Frédéric Bastiat pubblicò un saggio intitolato Ciò che si vede e ciò che non si vede [Inserire Link], in cui raccontava proprio la storia del figlio di un bottegaio che rompe una lastra di vetro. La gente del quartiere consola il padre dicendo che, in fondo, quell’incidente darà lavoro al vetraio per sei franchi.
Bastiat spiegava perché questo ragionamento è un’illusione ottica, passata alla storia come la “fallacia della finestra rotta”. Ciò che si vede è il vetraio che incassa i soldi per la riparazione. Ciò che non si vede è che il commerciante avrebbe usato quegli stessi soldi per comprarsi un paio di scarpe nuove o per investire nel proprio negozio. La società, nel suo complesso, non ha guadagnato un centesimo di ricchezza: ha perso il valore di una vetrina e ha sottratto risorse ad altri settori produttivi per tornare esattamente al punto di partenza.
Quando la politica italiana riduce i danni di piazza a una rissa di novanta secondi su Rete 4, finisce per nascondere i numeri reali dietro gli slogan. Come ricordano le analisi di Confcommercio sui costi della criminalità e del vandalismo per le imprese [Inserire Link], i danneggiamenti alle attività commerciali non generano licenziamenti istantanei il giorno dopo il corteo, ma producono costi assicurativi più alti, franchigie a carico degli esercenti e mancati incassi per le chiusure forzate. E quando i danni riguardano beni pubblici o mezzi delle forze dell’ordine, il conto finisce direttamente sulla fiscalità generale, come documentato nelle relazioni annuali del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’attività delle forze di polizia e lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica [Inserire Link]. Altro che stimolo all’economia o “commessi licenziati”: a pagare il vetraio, senza alcun beneficio per il Paese, sono sempre gli stessi.
- Confcommercio, Osservatorio e dati su legalità, sicurezza e costi dei reati per le imprese: https://www.confcommercio.it/legalita-e-sicurezza
- Ministero dell’Interno, Relazione al Parlamento sull’attività delle Forze di Polizia e sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica: https://www.interno.gov.it/it/stampa-e-comunicazione/dati-e-statistiche